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mercoledì 23 novembre 2011

CRISI, I "BAMBOCCIONI" ORA ANCHE NEGLI USA. MA PER QUALCUNO IL FENOMENO NON E' SOLO NEGATIVO

Tra i primati dell'Italia c'è sicuramente quello della lunga permanenza di ragazzi e ragazze nella casa genitoriale. "Bamboccioni", li aveva apostrofati l'ex Ministro Padoa Schioppa attirandosi critiche feroci da tutte le parti politiche, anche perché l'epiteto sembrava non distinguere tra chi effettivamente è impossibilitato a lasciare l'avita dimora causa disoccupazione galoppante (quella giovanile sfiora il 30%) e chi invece pur avendone le possibilità non si schioda per pura pigrizia.
Archiviati gli anni Settanta e con loro l'esperienza delle "comuni", il Belpaese si è sempre distinto per un attaccamento inusuale di figli anche ultratrentenni verso i propri genitori. Attaccamento generalmente ricambiato, causa la ben nota sindrome da "nido vuoto".
Oggi però quel primato tutto italico è insidiato dal fenomeno americano della "generazione boomerang" ovvero dei giovani che, usciti di casa, sono costretti a ritornarvi dopo aver perso il lavoro. Un trauma per gli Stati Uniti, dove lo spirito pionieristico ha sempre spinto i genitori a incoraggiare i ragazzi ad abbandonare il nido non appena raggiunta l'età del college.
Il tema dunque è caldo. Non a caso oggi il quotidiano La Repubblica gli dedica un'inchiesta con articoli a firma di Federico Rampini e Vittorio Zucconi.
Un giornalista brasiliano, che in passato ha vissuto in  Italia e ora fa l'inviato a Boston, gli ha recentemente dedicato un fondo sul quotidiano Folha de Sao Paulo.
"La più antica polizza di assicurazione in Italia è senza dubbio la famiglia - scrive Roger Cohen - I posti di lavoro possono essere rari e i tempi difficili, ma la mamma sarà sempre lì ad accoglierti".
Ma se un tempo questa tendenza era oggetto di scherno, oggi più nessuno ride.
"La quantità di giovani tra i 25 e i 34 anni che vivono in famiglia negli Usa è salita al 18,6% - afferma Cohen - Il motivo è presto detto: nella stessa fascia d'età la disoccupazione è aumentata dal 6,1% di quattro anni fa al 14,4% attuale".
In tutto questo il giornalista vede anche un lato positivo. Genitori e figli in questa coabitazione forzata dovranno imparare a parlarsi. E questo nel Paese in cui "i bambini sono drogati di videogames e gli anziani muoiono in solitudine".
Personalmente non mi sembra un esito scontato, ma ovviamente ci si augura che sia così.
Questa mattina a Radio 24 Oscar Giannino ha trattato il tema da tutt'altro punto di vista.
In Italia, ha detto Giannino, più che di attaccamento alla famiglia si dovrebbe parlare di "familismo". Una visione quindi del tutto negativa anche perché, secondo il conduttore, questo "vizio" nostrano sarebbe andato a discapito dell'etica pubblica di cui sono figli la corruzione, l'evasione fiscale e insomma tutti quegli aspetti che oggi si ritengono le principali cause dell'attuale crisi economica italiana.
"Quali che siano i difetti dell'Italia, è un Paese in cui regna una solidarietà sorprendente", sostiene Cohen.
Chi avrà ragione? Il dibattito è aperto.

In base alla legge 633 del 22 Aprile 1941 è vietata ogni riproduzione parziale o totale del testo. Eventuali citazioni dovranno riportare la fonte da cui sono tratte.

domenica 30 ottobre 2011

BRASILE: UNA COMMISSIONE ALZA IL VELO SUI DESAPARECIDOS

Mentre in Italia continuiamo a far piazza pulita della nostra storia grazie a una gigantesca opera di rimozione (ieri sera a "Che tempo che fa" su Rai3 Lucia Annunziata ha liquidato l'esperienza del Sessantotto affermando perentoriamente "la mia generazione si è autoannientata"), per fortuna in altri Paesi la ricerca della verità storica ha ancora cittadinanza.
In Brasile il Parlamento sta discutendo dell'istituzione di una Comissao da Verdade (letteralmente "Commissione di Verità") che dovrebbe far luce sui brasiliani scomparsi nel corso della resistenza alla dittatura. Proposta nel 2009, quando ancora era presidente Lula, inizialmente avrebbe dovuto riguardare il periodo compreso tra il 1964 e il 1985, ma successivamente questo è stato ampliato fino a coprire l'arco di tempo che va dal 1946 al 1988.
Anche la partecipazione a questa opera di ricostruzione storica è stata ampliata, grazie a un emendamento del Psdb che la estende a "qualsiasi cittadino che abbia interesse al raggiungimento della verità".
L'obiettivo della Commissione non è quello di ergersi a giudice dei crimini commessi. Nel 1979 è stata infatti decretata dal Supremo Tribunale Federale un'amnistia per i delitti perpetrati dal regime contro le opposizioni. "Una conquista delle forze democratiche - la definisce il leader del Psdb, José Serra - che ha permesso una vera riconciliazione" tra persecutori e perseguitati.
L'unico vero obiettivo della Commissione, già approvata alla Camera, sarà quindi quello di una ricostruzione collettiva della memoria storica del Paese. E scusate se è poco!

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lunedì 8 agosto 2011

ALCATRAZ, UNA COMUNE DOVE TUTTI VIVONO IN ARMONIA (PERFINO GLI SCORPIONI)

"Noi non siamo una comune, non siamo una setta, non abbiamo un guru, non conviviamo, ma cerchiamo di lavorare armoniosamente insieme": questo dice Jacopo Fo parlando della sua Libera Università di Alcatraz alla giornalista di Repubblica, Maria Novella De Luca, nell'inchiesta sulla seconda vita delle comuni pubblicata giovedì 28 luglio.
Nello stesso giorno in cui la De Luca intervistava Fo anch'io mi trovavo ad Alcatraz, dove stavo trascorrendo una settimana di vacanza. Un posto splendido e selvaggio, difficile da catalogare. Se dici "villaggio" subito ti fanno notare che non devi aspettarti l'animazione serale e che non c'è nemmeno la tivù.
"Qui preferiamo chiacchierare - ha subito chiarito Eleonora, moglie di Jacopo, quando ho insinuato che però in effetti alla sera mancava un po' di "vita". - La gente ha così poche occasioni di parlare che quando viene qui si sfoga".
Eleonora è la vera mattatrice di Alcatraz. Non Jacopo, taciturno e probabilmente timido.
"Vabbé - mi ha detto un'amica a cui ho riferito le mie impressioni - che cosa ti aspettavi, poveretto... Con due genitori così "ingombranti"!".
Eleonora invece è solare, caciarona quanto basta, disponibile tanto ma altrettanto rispettosa della mia non-voglia di parlare. Attenta a non escludere nessuno e consapevole della timidezza del consorte tanto da servirgli spesso la battuta giusta per farlo interloquire.
Ok, ma ancora non avrete capito che cos'è Alcatraz. Del resto non l'ho capito nemmeno io.
"Cerchiamo di lavorare armoniosamente insieme", dice il figlio di cotanti genitori nell'intervista alla De Luca. E questo sicuramente è vero. Del resto i posti-letto sono solo una quarantina, e questo sicuramente aiuta. Però è bello vedere la cuoca lavorare in cucina tutto il giorno per preparare autentiche prelibatezze che, arrivati a sera, riesce ancora a sorridere. E la vice-cuoca, una polacca che all'inizio credevo fosse un'ospite del villaggio, pardon della Libera Università, fa tenerezza quando alla sera saluta tutti prima di andarsene a dormire insieme al suo pacioso marito dedito al giardinaggio e ad altri lavori pesanti. Ed è bello ritrovarsi in piscina (una meraviglia di piscina, adagiata nel verde e con la temperatura dell'acqua assolutamente perfetta!) con i ragazzi che aiutano in cucina e al bar e farci anche qualche partita a ping pong divertendosi un mondo.
Una comunità di lavoro, quindi? Già, ma allora gli ospiti?!? Jacopo Fo forse se ne è dimenticato, o forse se ne è dimenticata la De Luca. In realtà, anche con gli ospiti si cerca di vivere in armonia, come ho già abbondantemente dimostrato.
E perché il mio post non sembri uno spot (gratuito, per di più!) rivelerò che un neo l'ho trovato e anche bello grosso per quanto mi riguarda: gli scorpioni. Avete presente quelle simpatiche creature dall'aspetto per nulla rassicurante? Me ne sono trovati due in camera da letto. Eh, no, gli scorpioni no!
"Ma sono innocui - ha cercato di tranquillizzarmi Armando, uno dei ragazzi del bar - Io quando li trovo in casa li prendo delicatamente e li porto fuori".
Capito? Ad Alcatraz si vive in armonia perfino con gli scorpioni! Del resto, siamo o non siamo ecologisti?

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giovedì 30 giugno 2011

CASO BATTISTI: LA MANCATA ESTRADIZIONE NON CONVINCE I BRASILIANI

Il caso Battisti, che in Italia è già finito nel dimenticatoio, in Brasile continua a far discutere. La decisione dell'ex-presidente Lula di non concedere l'estradizione, recentemente confermata dal Supremo Tribunale Federale nonostante questi l'avesse antecedentemente negata, riesce incomprensibile non solo a noi ma anche agli stessi brasiliani.
Lo scrittore Ferreira Gullar, in un articolo apparso il 26 giugno sulla Folha de Sao Paulo, definisce  senza mezzi termini Battisti un "cretino settario" che insieme a uno sparuto gruppo di compagni voleva conquistare il potere con le armi non riuscendo a farlo con mezzi democratici in un periodo in cui in Italia vigeva la democrazia. Fuggito in Francia dopo aver ucciso quattro persone e successivamente in Brasile, paese in cui è entrato illegalmente, è riuscito a farla franca solo perché ha scritto un libro in cui proclamava di rinunciare alla lotta armata. Ma, si domanda Ferreira, a che cosa serve questa rinuncia dal momento che il suo gruppuscolo era stato smantellato e lui stesso non poteva più vivere in Italia?
Insomma sembra che gli stessi brasiliani non sappiano trovare una risposta al perché mai Lula abbia deciso di non concedere l'estradizione, mentre in Italia non ci si è posti nemmeno la domanda limitandosi a esprimere la propria pur comprensibile rabbia per l'incomprensibile decisione.
Il comportamento di Lula a me sembra figlio di quella stessa madre che in Italia, nel periodo dei fatidici Anni  di Piombo, faceva sì che gli autori delle violenze commesse in nome di un'ideologia venissero considerati "compagni che sbagliano". Per non mettere in discussione quella stessa ideologia, che scambiava per una dittatura una democrazia sia pur largamente imperfetta, ci si limitava a tirare le orecchie a quei "bricconi" che sbagliando avevano commesso qualche marachella. Peccato che non di marachelle si trattasse, ma di atti delittuosi.
"E la vita delle persone che ha ucciso, chi paga per questo?", si domanda Ferreira. Già, chi paga?

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giovedì 9 giugno 2011

TRA DONNE E POLITICA E' AMORE SOLO DOPO I CINQUANTA

Tra donne e politica, si sa, non è amore a prima vista. Basta frequentare una qualsiasi sede di partito o di gruppo a carattere politico per vedere quanto sia esigua la presenza femminile rispetto a quella maschile.
I motivi fondamentali, a mio parere, sono due: la difficoltà di conciliare il doppio lavoro (di sostentamento e di cura) con un ulteriore impegno al di fuori delle mura domestiche, e la preponderanza di logiche maschili (maschiliste?) nel modo di fare politica.
A causa del primo, spesso le donne si avvicinano alla cosa pubblica in età non più giovanissima: ce lo conferma la recente ricerca condotta da Francesca Crosta e Francesca Zajczyc (quest'ultima in odore di futura assessora nella Giunta Pisapia) per conto del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell'Università Bicocca. Il campione è relativamente piccolo (246 intervistate, di cui il 55,4% residente al Nord) ma, stante la scarsità di ricerche a questo riguardo, offre comunque uno spaccato interessante.
A dichiararsi meno coinvolte da questo argomento sono le 30-39 enni (meno del 10%), mentre il coinvolgimento cresce leggermente tra le under 30 e le 40-49 enni (20%), per esplodere tra le ultra-cinquantenni (40%). Da non trascurare il fatto che quest'ultima fascia di età corrisponde alla generazione delle ex-sessantottine, cresciute a pane, assemblee e cortei studenteschi.
Ma, politica a parte, quali sono i valori centrali per l'altra metà del cielo? Famiglia, salute e realizzazione personale sono in cima alla top-ten, seguite da cultura, amore e impegno sociale. Se però scorporiamo i dati in base all'età, si nota una preponderanza tra le giovani dei temi più legati alla sfera personale mentre, man mano che si sale a età più avanzate, l'interesse tende a spostarsi verso valori a carattere sociale.
Notevole poi la correlazione  tra titolo di studio e interesse per la politica, che si rivela abbastanza alta tra le donne in possesso di una laurea, risicata tra quelle in possesso di diploma e inesistente per i gradi di scolarizzazione inferiore.
Infine, il 36% delle intervistate preferirebbe essere rappresentato in politica da una donna.
Mi sorge un dubbio: il neo-sindaco di Milano, che in campagna elettorale ha promesso che il 50% della sua Giunta sarebbe stato a componente femminile, avrà avuto i risultati dell'indagine in anteprima?

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lunedì 9 maggio 2011

GIORNATA DELLA MEMORIA, UN "MURO" VIRTUALE PER RICORDARE LE VITTIME

E' un muro di 379 croci, le hanno piantate terroristi di destra e di sinistra, o mafiosi, o mani omicide dai nomi improbabili come quei "Gatti selvaggi" che "per sbaglio" uccisero nel 1979 la bolognese Graziella Fava.
E' il muro della memoria, custodito in un portale ( http://www.memoria.san.beniculturali.it) e mai come in questo caso si può ringraziare il web e la sua capacità di permanenza, qualcosa che non puoi cancellare, non puoi accartocciare e buttare nel cestino, non puoi nemmeno imbrattare perché è un muro, sì, ma è virtuale.
Ci sono tutti i dieci magistrati uccisi negli Anni di Piombo e li voglio ricordare uno a uno perché nessuno possa più scrivere manifesti ignobili come quelli apparsi a Milano: Emilio Alessandrini, ucciso da Prima Linea nel 1979; Mario Amato, ucciso dai Nuclei Armati Rivoluzionari nel 1980; Fedele Calvosa, ucciso dalle Formazioni Comuniste Combattenti nel 1978; Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1976; Guido Galli, ucciso da un commando di Prima Linea nel 1980; Nicola Giacumbi, ucciso dalla colonna salernitana delle Brigate Rosse nel 1980; Girolamo Minervini, ucciso dalle Brigate rosse nel 1980; Vittorio Occorsio, ucciso da militanti di Ordine Nuovo nel 1976; Riccardo Palma, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978; Girolamo Tartaglione, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978.
E poi ci sono professori universitari come Roberto Ruffilli, giuslavoristi come Marco Biagi ed Ezio Tarantelli,  giornalisti come Walter Tobagi, operai come Guido Rossa, a dimostrazione che il terrorismo è interclassista e che i soldi salvano il conto in banca ma non sempre la vita.
Ci sono anche personaggi illustri e indimenticati, come lo statista democristiano Aldo Moro, ma sul muro la sua foto è piccola come le altre, perché la morte, almeno quella, ci rende tutti uguali.
Infine ci sono le donne, tante donne come forse in nessun altro archivio, quasi tutte uccise dallo stragismo nero che negli Anni di Piombo colpì Milano (Piazza Fontana), Brescia (Piazza della Loggia), Bologna (la stazione) e sui treni. E' triste dirlo, ma è forse l'unico caso in cui in Italia sono state applicate le "quote rosa".

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