Mentre in Italia continuiamo a far piazza pulita della nostra storia grazie a una gigantesca opera di rimozione (ieri sera a "Che tempo che fa" su Rai3 Lucia Annunziata ha liquidato l'esperienza del Sessantotto affermando perentoriamente "la mia generazione si è autoannientata"), per fortuna in altri Paesi la ricerca della verità storica ha ancora cittadinanza.
In Brasile il Parlamento sta discutendo dell'istituzione di una Comissao da Verdade (letteralmente "Commissione di Verità") che dovrebbe far luce sui brasiliani scomparsi nel corso della resistenza alla dittatura. Proposta nel 2009, quando ancora era presidente Lula, inizialmente avrebbe dovuto riguardare il periodo compreso tra il 1964 e il 1985, ma successivamente questo è stato ampliato fino a coprire l'arco di tempo che va dal 1946 al 1988.
Anche la partecipazione a questa opera di ricostruzione storica è stata ampliata, grazie a un emendamento del Psdb che la estende a "qualsiasi cittadino che abbia interesse al raggiungimento della verità".
L'obiettivo della Commissione non è quello di ergersi a giudice dei crimini commessi. Nel 1979 è stata infatti decretata dal Supremo Tribunale Federale un'amnistia per i delitti perpetrati dal regime contro le opposizioni. "Una conquista delle forze democratiche - la definisce il leader del Psdb, José Serra - che ha permesso una vera riconciliazione" tra persecutori e perseguitati.
L'unico vero obiettivo della Commissione, già approvata alla Camera, sarà quindi quello di una ricostruzione collettiva della memoria storica del Paese. E scusate se è poco!
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