Tra i primati dell'Italia c'è sicuramente quello della lunga permanenza di ragazzi e ragazze nella casa genitoriale. "Bamboccioni", li aveva apostrofati l'ex Ministro Padoa Schioppa attirandosi critiche feroci da tutte le parti politiche, anche perché l'epiteto sembrava non distinguere tra chi effettivamente è impossibilitato a lasciare l'avita dimora causa disoccupazione galoppante (quella giovanile sfiora il 30%) e chi invece pur avendone le possibilità non si schioda per pura pigrizia.
Archiviati gli anni Settanta e con loro l'esperienza delle "comuni", il Belpaese si è sempre distinto per un attaccamento inusuale di figli anche ultratrentenni verso i propri genitori. Attaccamento generalmente ricambiato, causa la ben nota sindrome da "nido vuoto".
Oggi però quel primato tutto italico è insidiato dal fenomeno americano della "generazione boomerang" ovvero dei giovani che, usciti di casa, sono costretti a ritornarvi dopo aver perso il lavoro. Un trauma per gli Stati Uniti, dove lo spirito pionieristico ha sempre spinto i genitori a incoraggiare i ragazzi ad abbandonare il nido non appena raggiunta l'età del college.
Il tema dunque è caldo. Non a caso oggi il quotidiano La Repubblica gli dedica un'inchiesta con articoli a firma di Federico Rampini e Vittorio Zucconi.
Un giornalista brasiliano, che in passato ha vissuto in Italia e ora fa l'inviato a Boston, gli ha recentemente dedicato un fondo sul quotidiano Folha de Sao Paulo.
"La più antica polizza di assicurazione in Italia è senza dubbio la famiglia - scrive Roger Cohen - I posti di lavoro possono essere rari e i tempi difficili, ma la mamma sarà sempre lì ad accoglierti".
Ma se un tempo questa tendenza era oggetto di scherno, oggi più nessuno ride.
"La quantità di giovani tra i 25 e i 34 anni che vivono in famiglia negli Usa è salita al 18,6% - afferma Cohen - Il motivo è presto detto: nella stessa fascia d'età la disoccupazione è aumentata dal 6,1% di quattro anni fa al 14,4% attuale".
In tutto questo il giornalista vede anche un lato positivo. Genitori e figli in questa coabitazione forzata dovranno imparare a parlarsi. E questo nel Paese in cui "i bambini sono drogati di videogames e gli anziani muoiono in solitudine".
Personalmente non mi sembra un esito scontato, ma ovviamente ci si augura che sia così.
Questa mattina a Radio 24 Oscar Giannino ha trattato il tema da tutt'altro punto di vista.
In Italia, ha detto Giannino, più che di attaccamento alla famiglia si dovrebbe parlare di "familismo". Una visione quindi del tutto negativa anche perché, secondo il conduttore, questo "vizio" nostrano sarebbe andato a discapito dell'etica pubblica di cui sono figli la corruzione, l'evasione fiscale e insomma tutti quegli aspetti che oggi si ritengono le principali cause dell'attuale crisi economica italiana.
"Quali che siano i difetti dell'Italia, è un Paese in cui regna una solidarietà sorprendente", sostiene Cohen.
Chi avrà ragione? Il dibattito è aperto.
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mercoledì 23 novembre 2011
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