Ho avuto la fortuna di vivere il femminismo degli anni Settanta, un grande movimento che ha lasciato segni profondi nella nostra società soprattutto nel campo dei diritti civili, pur non condividendone alcuni aspetti come il rifiuto totale del confronto con l'universo maschile e un certo snobismo.
Poi gli anni del riflusso. Le donne, come tante altre realtà protagoniste della contestazione, sono sparite, diventate invisibili. Ci siamo rinchiuse nel nostro privato, diventato non più politico ma privato e basta. Ho sofferto molto in quella dimensione individualista ma non c'era altro da fare che aspettare, prima o poi qualcosa sarebbe cambiato.
Per questo ho provato entusiasmo quando è nato il movimento Se non ora quando, con la grande manifestazione del 13 febbraio 2011. Una esplosione di piazza, dove c'erano donne di tutte le età e condizioni sociali e finalmente.... anche gli uomini!
Questo fermento ha contagiato anche i partiti, sicuramente Italia dei valori dove erano nel frattempo confluite molte donne sensibili a questo tema.
Ma a distanza di un anno sembra che questo grande movimento abbia già il fiato corto e si comincia a sentire il puzzo di chiuso del riflusso.
A Milano c'è stata l'assemblea di Snoq il 26 novembre scorso al Teatro Elfo, molto partecipata. A Roma la manifestazione dell'11 dicembre. L'altra sera, sempre a Milano, la fiaccolata contro la violenza sulle donne.
Ma è come se si procedesse a singhiozzo e si navigasse a vista, senza un programma, senza obiettivi precisi. Nel frattempo le donne di Idv sono sparite.
E allora io mi domando: non è che stiamo ripetendo sempre gli stessi errori?
Negli anni Settanta il femminismo è rifluito perché non ci si è volute "sporcare le mani" con la politica, non quella dei grandi ideali ma quella di tutti i giorni.
E così la politica è andata avanti senza di noi, contro di noi.
E ora? Occorre non disperdersi, occorre focalizzarsi su un unico obiettivo senza il quale tutti gli altri rischiano di restare lettera morta: dare la giusta rappresentanza politica alle donne.
Senza un ingresso massiccio delle donne nelle stanze dei bottoni non riusciremo mai a dare un volto che almeno per metà sia di donna a questo Paese. Senza divisioni, senza litigi su questioni magari importanti ma che ci farebbero deviare dal percorso.
Nel frattempo, pur non perdendo di vista il punto focale, occorre continuare a lavorare sui contenuti: come deve essere il mondo a misura di donna?
Lo so, il lavoro da fare è immenso. Ma che cosa vogliamo aspettare ancora?
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