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mercoledì 29 febbraio 2012

VUOI UN POSTO AL NIDO O ALLA MATERNA? COMPRA UNA CREMA!

Diciamolo subito: un Paese in cui avere un posto all'asilo per il proprio figlio è scaduto da diritto a premio di un concorso non è un Paese normale.
Sì, avete capito bene: se acquistate un certo prodotto, di cui diremo in seguito, e risulterete i fortunati vincitori, avrete diritto a un posto in un asilo nido o scuola materna per un anno. Il bonus è di 6.000 euro e, come si legge nel Regolamento, è stato stabilito in base alla retta media nazionale.
La brillante idea è della Unilever, multinazionale che produce la famosa pasta di Fissan. Chi ha avuto o ha bimbi piccoli la conosce bene, è quella crema che va spalmata abbondantemente sul culetto del neonato per contrastare le irritazioni da pannolino. Un ottimo prodotto, niente da dire.
Quello che sconcerta, a dir poco, è l'aver ideato un concorso con un premio siffatto. Ma mandare i propri figli al nido e alla materna non dovrebbe essere un sacrosanto diritto?
Già ma qui siamo in Italia, non in Svezia. Qui siamo nel Paese in cui la maternità non è mai diventata un bene comune, da promuovere per la crescita della società. Qui la maternità è un "bene" individuale, ovvero della donna che partorisce, al massimo può diventare un bene di coppia. Per il resto la società se ne infischia, e  il risultato è un Paese sempre più vecchio, dove il futuro è affidato ai figli degli immigrati sempre che anche loro  non si scoraggino di fronte alle mille difficoltà di cui è costellato il cammino di chi vuole avere figli in un Paese che questi figli proprio non li vuole.
Non si tratta solo di mancanza di servizi, anche se questo resta un enorme problema come evidenzia in modo éclatante la "trovata" del marketing Unilever.
Le difficoltà nascono ancora prima perché, se sei donna in età fertile, è meglio che tu ti tolga subito dalla testa l'idea bizzarra di concepire.
Avete presente le famose "dimissioni in bianco", quelle che alcune aziende fanno firmare al momento dell'assunzione per avere mano libera di licenziare qualora la sventurata cadesse in tentazione?
Avete presente lo scandalo dei contratti delle precarie della Rai, con la clausola contenente la possibilità di licenziare le giornaliste incinte? La dg Lorenza Lei ha detto che la norma sarebbe stata cancellata: qualcuno ha controllato che l'abbia fatto?

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domenica 19 febbraio 2012

SANREMO: IL FESTIVAL E' LO SPECCHIO DELL'ITALIA CHE NON VUOLE CAMBIARE

L'Italia che non ce la fa è l'Italia di Sanremo, Morandi e Celentano, l'Italia che sembra sempre ferma ai Cinquanta/Sessanta, l'Italia dei vitelloni e delle maggiorate, l'Italia vecchia dalle vecchie idee.
E non importa se a vincere sono state tre donne, questo è il solito contentino che ci danno per farci stare buone e zitte, tanto poi noi vinciamo Sanremo e loro vincono alla Lotteria.
L'Italia che non ce la fa è l'Italia di quelli che sostano fuori dal Festival per immortalare Celentano col telefonino e che in platea si spellano le mani per applaudire le farneticazioni di un cantante che si crede un predicatore. Una volta l'avrebbero rinchiuso, oggi lo pagano 750 mila euro, tanto poi li dà in beneficenza, a chi ancora non si sa.
L'Italia che non ce la fa è l'Italia che per giorni discute se Belen aveva o non aveva le mutande e non si accorge che in mutande ci siamo tutti ormai, perché il Paese è in recessione e anche l'Istat l'ha certificato.
L'Italia che non ce la fa è quella che alle donne che protestano perché sono stufe di essere rappresentate da veline scosciate dà delle "bacchettone" e gli dice, come è successo a una deputata in Parlamento, "vai a farti scopare".... Come se non fossimo circondate da uomini che ci vogliono scopare, ma forse non è questo l'unico nostro desiderio e loro non lo capiscono proprio che noi siamo piene di desideri e quello è solo uno dei tanti e forse neanche il primo della lista.
L'Italia che non ce la fa è quella che tiene ai margini il genere che rappresenta più della metà della popolazione e così facendo spreca i talenti migliori (leggere le statistiche sull'istruzione, please).
L'Italia ce la può ancora fare, ma ci sono molte cose da cambiare e l'articolo 18 non è certo la prima. Cominciamo ad abolire Sanremo e Miss Italia e subito dopo a fare una legge elettorale dove i candidati siano 50 per cento uomini e 50 per cento donne con le stesse opportunità di essere eletti. Già, ma chi la fa questa legge elettorale? Alfano, Bersani e Casini?

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